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Appunti e considerazioni dal diario di bordo di Claudio Caprari, Vice President Replica Sistemi, protagonista del viaggio in Cina realizzato lo scorso mese di aprile per l’installazione di StockSystem presso il Regional Warehouse di Bally nei pressi di Hong Kong.

Hong Kong è una megalopoli molto diversa da Londra e da New York: non è propriamente Cina… perché era un protettorato inglese, quindi è un po’ diversa dal resto della Cina.
Appena arrivi ti rendi conto di due cose.

Per prima cosa senti che nell’aria aleggia profumo di… business.

 

Profumo di business?

Una cartolina da Hong Kong by Replica Sistemi

Per questo motivo, la sicurezza è un fattore importante: si può girare di sera, di notte, senza temere di essere aggrediti. È una città presidiata dalla polizia, ma non è come a New York che si vedono i poliziotti per strada. Qui non si vedono, ma si percepisce la tranquillità di chi sa che può muoversi in sicurezza.


C’è un’offerta di hotel, ristoranti, locali e negozi per tutte le esigenze e per tutte le tasche: dal lusso sfrenato alla cena da cinque euro.
Tutte le sere nella baia di  Hong Kong alle 20,00 c’è lo spettacolo di luci “Light Show”, con i raggi laser variopinti che escono dai grattacieli e si rispecchiano nel mare: che spettacolo!

È una città che ti affascina e attrae.

 

hong kong primaL’altra cosa che percepisci vivendo a Hong Kong  è l’estrema efficienza di questi cinesi. Tutto quello che fanno, secondo me, è mirato ad uno scopo: attirare la gente e far diventare Hong Kong una centrale per gli affari.

È un popolo che sa dove vuole arrivare e che copia dai modelli occidentali prendendo il meglio. Se non fosse per i tratti somatici delle persone, si fa fatica a comprendere che si è in Cina.

Anche le attività “illegali” come la prostituzione e il gioco d’azzardo, a Hong Kong sono vietate, ma si può andare a Macau. Per andare a Macau da Hong Kong partono delle navette o gli elicotteri. Sebbene si debba passare la dogana, in 30 secondi si sbrigano le pratiche e si può circolare. Adesso stanno anche costruendo un ponte sul mare tra Macau e Hong Kong, per agevolare i turisti che si vogliono “divertire”… tutto è finalizzato a fare business.

Hong Kong è un po’ montagnosa, quindi ci sono scale mobili per spostarsi all’interno della città; ci sarebbe anche il problema dei parcheggi, ma è stato risolto costruendoli nel mare. Si va a prendere la macchina e guardando fuori dalle vetrate del parcheggio si vedono… i pesci!

Purtroppo ho notato che stanno perdendo la lingua inglese. Mentre fino a una decina di anni fa era d’obbligo per tutti, adesso i meno scolarizzati, come possono essere i taxisti, non la studiano più e questo non è un fattore positivo per il turismo.
Per ovviare a questo inconveniente il governo sta pensando di introdurre per i turisti una “Carta dei trasporti”, prepagata, utilizzabile sui treni, metropolitana e taxi che consente di circolare senza dover pagare direttamente, raggirando l’ostacolo della lingua.

 

E in magazzino?

La nostra équipe alloggiava in un hotel ad Hong Kong, però il magazzino è a circa 40 kilometri di distanza, al confine con la vecchia Cina.

Una cartolina dalla Cina by Replica Sistemi

Lì, invece, ho visto la vecchia Cina con uffici un po’ fatiscenti, le officine in strada, i risciò, le biciclette sgangherate, le signore anziane davanti a piccoli negozietti di tutti i tipi.

Nel magazzino c’è un evidente problema di spazi: hanno un’estensione limitata perché hanno moltissime attività, quindi devono arrangiarsi con le poche superfici disponibili.

Per esempio, ho visto scaricare container in strada  e il tutto  avviene ad  una velocità impressionante: in venti minuti viene scaricato un intero container. Non si può dire che siano molto attenti alla sicurezza sul lavoro, perché ho visto dei carrelli elevatori fatiscenti e nessun sistema di sicurezza per i lavoratori, ma sono rimasto impressionato dalla velocità. In generale il loro problema principale è dato dallo “spazio” e non dalla manodopera in quanto  il costo è basso.

In questo contesto emerge l’efficacia: anche in un magazzino “vecchio” e di soli 3.000 metri quadrati c’è tecnologia all’avanguardia, perché, ad esempio, l’ingresso avviene con il riconoscimento mediante le impronte digitali. Sono magazzini multipiani perfettamente attrezzati con ascensori, trasloelevatori, abbastanza complessi da gestire. È vero che il magazzino di Bally è un magazzino del settore fashion, per cui la tecnologia è evoluta, però da noi si vedono poche strutture organizzate in quel modo.

Le persone che vi lavorano sono molto efficienti e pragmatiche: dici loro cosa fare e loro lo fanno.
Se la casa madre ha deciso di operare in un determinato modo, loro si adeguano, non si chiedono “perché?, come?”, con il risultato che dopo tre giorni dall’installazione del nostro sistema, hanno ottenuto le stesse performance raggiunte nel New Jersey dopo 3 mesi dall’avvio del progetto.*

 

hong kong secondaPenso che il cinese veda nell’occidente un modello di sviluppo, pertanto adotta le soluzioni che gli vengono proposte così come sono e le applica.

Non è così per esempio per i giapponesi o per gli occidentali stessi, che prima di intraprendere una strada suggerita da altri fanno mille analisi arrivando talvolta a ostacolare il progetto solo perché non è una loro soluzione e mentalmente faticano ad accettarla.

Fino a qualche anno fa per poter aprire una filiale in Cina era necessario avere un socio cinese, oggi non è più richiesto.

Al di là poi della professionalità dei cinesi, l’esperienza è stata davvero bella perché rispetto a città come Milano, dove incontri persone stressate e poco sorridenti, ad Hong Kong ho avvertito un clima di serenità.

Per un’impresa italiana che vuole installare una filiale all’estero credo che sia più semplice andare in Cina piuttosto che Francia, Inghilterra o Germania.
 

Qual è il segreto per riuscire ad avere successo in Cina?


Bisogna avere la soluzione efficiente ed efficace di un problema, che sappia portare dei risultati concreti. Se vedono che una cosa funziona, il business è assicurato.
Per noi è stato “facile” installare con successo StockSystem perché si sono fidati e hanno eseguito per filo e per segno tutto ciò che abbiamo detto loro di fare.
Dopo una quindicina di giorni ho mandato a Christine Cheung, il direttore del magazzino, una mail per sapere come si trovavano con la nuova tecnologia e mi ha risposto “Sta andando molto bene ed è veramente veloce fare il picking”.

Il futuro comunque è là, perché c’è un mercato potenziale in crescita esponenziale.
Noi torneremo in Cina il prossimo anno per installare StockSystem nel Regional Warehouse di Bally a Shanghai, quindi nel 2012 si… Replica!

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