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Quando la società diventa multimediale la logistica si fa…senza confini. I flussi migratori stanno ridisegnando anche il mercato del food e generando interessanti opportunità di business., Il Giornale della Logistica: Il magazzino multietnico

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31 Maggio 2008 - Il Giornale della Logistica: Il magazzino multietnico



Avete mai sentito parlare di uramaki, yaki udon, bami goreng, wan ton, totopos o tortillas? I frequentatori di ristoranti etnici sicuramente sì, gli altri probabilmente no. Si tratta infatti di piatti tipici di alcune tra le cucine etniche più diffuse al mondo. Ma in quest'occasione vorremmo guardare ad essi, non tanto come ai potenziali concorrenti della nostra beneamata pizza, quanto piuttosto come all'effetto più evidente della società multietnica in cui viviamo. Vorremmo cioè guardare al fenomeno da un punto di vista sociale ed economico perché, sotto questo profilo, i risvolti sono davvero interessanti. Del resto, come i tanti emigranti italiani nel mondo sanno, quando si è lontani da casa la cucina è una di quelle poche cose capaci di ricordarti da dove vieni. Ciò che tuttavia al momento ci interessa è come questa sana abitudine in molti casi sia stata la molla che ha dato vita a numerose attività imprenditoriali.
Lo stesso discorso vale chiaramente anche per i tanti cinesi, giapponesi, argentini, brasiliani, peruviani ecc. che sempre più spesso arrivano nel nostro Paese per turismo o lavoro.
La maggior parte di questi, anche quando è all'estero, ama rispettare le proprie abitudini di consumo, alimentari e non. E questo il mercato lo sa bene. Superata una certa soglia, infatti, le esigenze di una comunità assumono una valenza economica non trascurabile. Non a caso nei supermercati lo spazio dedicato ai prodotti esteri - vino, riso, birra e condimento - sta crescendo progressivamente e lo stesso dicasi per tutti quei minimarket e ristoranti etnici che nei centri urbani stanno prendendo il posto delle nostre vecchie drogherie o trattorie.
Da un certo punto di vista tutto ciò rappresenta la magia del mercato: esigenze e domanda che creano l'offerta. In questo caso, però, il tutto è legato a doppio filo con i flussi migratori, quella sorta di domanda itinerante capace, laddove un certo numero di stranieri decide di stabilirsi, di far sorgere dal nulla un mercato e , per questa via, di dar forma ad un'intera filiera tra i luoghi di produzione e quelli di consumo. Per non parlare dei tanti italiani che hanno imparato a gustare e ad apprezzare i piatti originari dei Paesi più esotici.

Una storia sino-italica

Ed è qui che entra in gioco la Uniontrade di peschiera Borromeo (MI), un'azienda che dal 2005 ha fatto dell'importanza e del commercio di prodotti alimentari provenienti da diversi Paesi del mondo il proprio core business. La sua storia, però, affonda le radici nel lontano 1960, quando, a 5 anni, il fondatore Luigi T.H. Sun arriva in Italia con la propria famiglia. Concluso l'intero percorso scolastico, il giovane Luigi comincia a lavorare nel ristorante di famiglia dove si rende rapidamente conto delle possibilità insite nel risalire la filiera all'import-export che, come ci confesserà più tardi, è sempre stato il suo sogno.
Così, nel 1985, Sun fonda la China Trading, appoggiandosi al magazzino di uno spedizioniere genovese, comincia ad importare prodotti alimentari dalla madre patria, la Cina. I risultati, che non tardavano ad arrivare, portano nel 1988 all'apertura di un secondo deposito di circa 700 metri quadri a Settimo Milanese, al quale, nel 1991, se ne affianca un terzo da 1500 mq. A Pieve Emanuele (MI).
Nel 1996, per assecondare la crescita dei volumi, l'azienda acquisisce un quarto magazzino di 4000mq. Con annessi uffici a Segrate, dove soltanto due anni più tardi verrà realizzato un ampliamento di 1000 mq.
In questa configurazione piuttosto frammentata arriviamo ai giorni nostri e più precisamente al 2005, quando Luigi Sun, conscio delle numerose etnie che si stanno consolidando sul territorio italiano ed anche in tutta Europa, decide di ampliare la propria offerta introducendo prodotti proveniente anche da altri Paesi e di palesare questa scelta strategica cambiando la denominazione aziendale da China Trading a Uniontrade. Anche in questo caso Sun pare averci visto giusto: i volumi cominciano a crescere in modo impetuoso rendendo necessario un ulteriore trasferimento ed una più attenta organizzazione e razionalizzazione delle attività. L'azienda si trasferisce quindi nella sede attuale di Peschiera Borromeo, dotata di uffici e di un magazzino da 7200 metri quadri. Qui, ad attenderci con un caldo Ni-Hao! (un modo simpatico per augurare il Buon giorno) c'è Angelo Ou, manager e consulente logistico anch'egli di padre cinese, il quale ama spesso dire che la sua testa è italiana, ma il cuore è cinese. Ou tra l'atro dedica molto del suo tempo cosiddetto libero ad attività sociali in qualità di rappresentante della comunità cinese di Milano: in tale veste proprio in questi mesi è stato incaricato dalla comunità cinese di interloquire con le autorità municipali per trovare una nuova sistemazione alle tante attività commerciali oggi presenti nella chinatown meneghina.
E' lui ad accoglierci sorridente presso il Centro Distributivo alle porte di Milano. Un impianto che fin dai piazzali ci colpisce per una pulizia e un ordine che dalle nostre parti verrebbe definito "svizzero". Varcata la porta a vetri, entriamo nella zona uffici dove, nonostante tutti siano impegnati nelle proprie mansioni, non mancano di salutarci con cortesia. Il clima disteso e sereno ci accompagna anche nella nostra visita al magazzino e anche qui, manco a dirlo, la pulizia e l'ordine regnano sovrani.

Il magazzino: una questione di flussi

Come ci spiega Ou, l'impianto è diviso in tre aree principali: il Cash & Carry, il magazzino, dotato di un soppalco per le attività di re-packaging e rietichettatura, e la cella frigorifera, a sua volta suddivisa in due comparti, fresco/surgelato. Il primo, una specie di market alimentare globale che riceve i prodotti dal contiguo deposito e, all'occasione, si trasforma in una sua estensione, rappresenta una sorta di canale distributivo corto all'interno del quale e direttamente il cliente a raggiungere, scegliere, prelevare e pagare la merce, a caricarla sui propri mezzi ed a trasportarla a destinazione.
Il tutto con un significativo risparmio per sé ed evidenti vantaggi organizzativi, commerciali e finanziari, per l'azienda.
Nel deposito, invece, il ciclo logistico si compie nella sua interezza, dal ricevimento alla distribuzione fisica dei prodotti passando attraverso le procedure di stoccaggio ed allestimento degli ordini. All'arrivo della merce, passati i controlli di coerenza del carico e le verifiche sanitarie, nonché acquisite le informazioni relative agli articoli ricevuti, alla quantità, al lotto di produzione e alla scadenza, StockSystem (Replica Sistemi), il gestionale di magazzino, decide la locazione di stoccaggio secondo una suddivisione degli spazi per categoria merceologica, in luogo del precedente criterio per aree geografiche. "questa - precisa Ou - è quella che potremmo definire prassi standard perché in molti casi, prima di poter essere messi a scaffale, alcuni prodotti devono essere reimballati, muniti di etichette in italiano, pallettizzati e stabilizzati mediante applicazione di film termoretrattili".
Il flusso in uscita, invece, prende il via dall'ordine di acquisto effettuato dal cliente tramite gli agenti, via fax, mail o telefono. Sulla base degli ordini ricevuti, infatti, il WMS genera le liste di prelievo che, una volta associate ad ogni ordine mediante bar-code, vengono passate agli allestitori per le operazioni di picking, normalmente organizzate per unità di preparazione a bancale intero, collo/sottoimballo o pezzo singolo. Sparato il bar code presente sulla lista e ricevute in risposta sul PDA (personal Digital Assistant) tutte le informazioni necessarie, gli allestitori partono per le varie missioni di picking a bordo di commissionatori con uomo in quota per il prelievo su due livelli. Raggiunta una determinata locazione e prelevato il quantitativo richiesto, sparano il corrispondente bar-code per le conferme del caso e ripartono per la riga d'ordine successiva. "Già a questo livello - spiega Ou - abbiamo introdotto una sofisticazione del processo. Quando infatti un allestitore riceve la lista di prelievo, è lui a decidere con quanti pallet partire e soprattutto da che riga cominciare e quindi quale referenza posizionare per prima sul pallet e quale per ultima. Questo soprattutto per evitare che i prodotti più leggeri e delicati vengano posti sotto quelli più pesanti o muniti di imballo resistente". Una volta esaurita una lista, quanto raccolto viene posizionato in un' apposita area a terra per la spunta e l'eventuale consolidamento con altre parti dell'ordine o altri ordini. Passata anche questa ulteriore fase di controllo, la merce viene posta nei pressi delle ribalte di carico in attesa dei mezzi per la distribuzione.
"Di norma - riprende Ou - entro un raggio di circa 200 km. Il trasporto e la consegna vengono effettuati con personale e veicoli Uniontrade, mentre per le destinazioni più lontane ci avvaliamo di corrieri esterni".
Terminato il nostro giro, torniamo verso gli uffici dove ad accoglierci c'è il fondatore della Uniontrade, Luigi T.H. Sun che, in perfetto italiano, ci racconta la genesi del progetto China Trading e la sua evoluzione in Uniontrade. " La storia della China Trading e quindi anche di questa società è strettamente connessa con quella di un'altra azienda alla quale per diversi anni ci siamo appoggiati per le attività di import - export. E' infatti grazie anche al supporto del suo fondatore, Guido Durante, con il quale ho mantenuto una solida amicizia, che ho iniziato l'attività.. Poi, con il passare del tempo e il crescere dei volumi, ci siamo resi conto della necessità di risalire la filiera e di instaurare rapporti diretti con i fornitori nei Paesi di origine. E così abbiamo fatto".

Verso il mercato multietnico

Il passaggio strategico più importante, tuttavia, è certamente avvenuto nel 2005 con il cambio di denominazione. Un cambio dietro al quale, come ci spiega Sun, sta una precisa scelta strategica. "L'import di prodotti alimentari cinesi cominciava a dare segni di rallentamento. Dopo il calo della domanda seguito all'allarme Sars e sotto il peso di un'agguerrita concorrenza troppo spesso al ribasso, i margini continuavano a ridursi".
Per questo, guardando all'evolversi del fenomeno migratorio e dunque alla sempre più diffusa presenza in Italia e in Europa di persone provenienti dalle Filippine, dallo Sri Lanka, dalla Thailandia, dall'India o dal Sud America, Sun decide di ampliare la propria offerta affiancando ai prodotti cinesi anche quelli di altre nazionalità. Del resto, lo schema adottato fino a quel momento con l'import di prodotti alimentari dalla Cina poteva essere replicato con qualsiasi altro Paese. Per scegliere su quali Paesi concentrarsi e dunque su quali prodotti era invece sufficiente rifarsi ai dati sui flussi migratori e sulla loro provenienza. A quel punto non restava che riorganizzare i processi, attrezzarsi con gli spazi e soprattutto dare al mercato un segnale tangibile di questa evoluzione strategica abbandonando la caratterizzazione insita nella denominazione China Trading per assumerne una del respiro più globale, appunto Uniontrade.
A guardare i risultati, pare che la scelta abbia dato i suoi frutti. Negli ultimi 5 anni, infatti, il numero di clienti è passato da 1500 a 2650, quello degli ordini è quasi raddoppiato, mentre il fatturato è cresciuto del 142% fino a toccare quota 21,5mln. Di euro. Un analogo processo di sviluppo si è avuto chiaramente anche sul fronte approvvigionamenti.
"Oggi - riprende Sun - importiamo circa 3000 articoli da oltre 14 zone del mondo e li distribuiamo a bar, ristoranti, negozi alimentari spacci multietnici e GDO in Italia, Francia, Spagna, Gran Bretagna, Germania, Austria, Olanda e Grecia. Disponiamo di un vasto assortimento di prodotti alimentari provenienti dal Giappone, un mercato importante che garantisce margini interessanti, dalle Filippine, dalla Thailandia, dall'India, dalla Cina - che in termini di valore copre il 10-11% del fatturato - dallo Sri anka, dal Perù, dalla Corea, dal Brasile e dal Venezuela".
Contemporaneamente, precisa Sun, per mettersi al riparo da un certo tipo di concorrenza, l'azienda si sta progressivamente riposizionando nella fascia alta di mercato, cercando così di consolidare, accanto alla crescita numerica, la crescita qualitativa dei prodotti commercializzati e, non da ultimo, dei servizi offerti.
"Prestiamo sempre più attenzione alla qualità della merce trattata, all'affidabilità delle fonti di approvvigionamento e all'efficienza del servizio. Abbiamo ottenuto la certificazione di qualità Iso 9001:2000 e siamo in grado di fornire, come è d'obbligo nel caso dei prodotti alimentari, il servizio di rintracciabilità. Inoltre un nostro Servizio interno, coordinato da Fulvio Cernuschi, è dedito esclusivamente al controllo qualità e al rispetto delle numerose normative previste". "Tutto questo – interviene Ou - grazie ad un intenso lavoro di squadra. Una squadra multi-etnica di circa 45 persone preparate, motivate e tutte alle dirette dipendenze dell'azienda che, tanto in ufficio quanto in magazzino, si danno da fare perché le cose funzionino al meglio. Da parte nostra cerchiamo di farli lavorare nelle migliori condizioni possibili fornendo loro tutti gli strumenti necessari e, perché no, anche qualcosa in più come la nostra mensa dove serviamo piatti tipici della cucina cinese".
Interpellato sui programmi per il futuro, Sun ci conferma di avere diverse idee in testa. "Da un punto di vista operativo, stiamo valutando l'opportunità di implementare alcune evoluzioni del WMS (Warehouse Management System) che dovrebbero consentirci di migliorare ulteriormente le operazioni di allestimento degli ordini. Sul fronte strutturale, invece, vista la costante crescita dei volumi e i più che soddisfacenti risultati ottenuti dal cash & carry, stiamo pensando di trasferire quest'attività in una sede più ampia e di utilizzare lo spazio lasciato libero per allargare il magazzino".
Ora, con qualche certezza in più sulle innate capacità commerciali dei cinesi ed un crescente desiderio di fare un viaggio in Oriente, lasciando quelli della Uniontrade al loro lavoro, soddisfatti ma soprattutto contenti di aver potuto dialogare senza vincoli linguistici con i rappresentanti di una cultura millenaria ( di cui ci sono state elargite alcune "pillole" di saggezza) e di aver scoperto persone interessanti, spiritose ed estremamente cordiali. Sun ed Ou, ci salutano a questo punto con un accattivante Zai Jian! (Arrivederci) 

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